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La ribellione dei Tetes Raides

San Benedetto del Tronto | Tetes Raides "Les terriens"

di

Têtes Raides  

"Les terriens"

Christian Olivier è un austero intellettuale anarcoide che possiede l'allure di Boris Vian e di Louis Ferdinand Céline. E' lui la mente creativa delle Têtes  Raides, una formazione francese nata negli anni Ottanta in piena epoca punk ma che mette insieme molti elementi bandistici e circensi pur nell'ambito di un discorso che punta sul rock e sulla musica di artisti di strada sempre in prima linea con la denuncia delle sopraffazioni del potere il cui Dna è rappresentato dall'essere "contro" tout court.

Fortemente impegnato anche in politica, il gruppo ha inciso, dal 1988 ad oggi, una quindicina di album che sanno condensare il messaggio di Manu Chao e quello delle Negresses Vertes e non escludendo i Noir Désir di Bertrand Cantat. Dopo il bellissimo "Corps de mots", uscito un anno fa, ecco "Les terriens" un altro passo verso la conquista del cielo nel trentesimo anno di vita del sestetto della banlieu parigina. "Le nostre canzoni sono utili perché sono futili", afferma il bandito Olivier che per l'occasione ha rivoluzionato tutta la formazione per dare un ulteriore taglio e presentarsi con rinnovate forze. La sua voce resta intensa e teatrale e snocciola una ricerca metrica efficace e intrigante come nella migliore scuola dei cantautori francesi, da Brassens a Miossec, da Brel a Nino Férrer. Il suono è maggiormente elettrificato e nervoso grazie all'arrivo di chitarristi come Sébastien Martel, un eccellente turnista notissimo nelle sale d'incisione francesi e, soprattutto, di Daniel Jamet dei Mano Negra. E se in "Corps des mots" Olivier aveva dato ampio spazio ai testi poetici di Rimbaud, Prévert, Jean Genet e Marina Cvetaeva raccogliendone colori brumosi suggeriti dalle sue splendide corde vocali, in "Les terriens" richiama fortemente il mondo di Bernard Lavilliers quando racconta le storie di "Alice", la bella apertura del disco al sapore degli anni Settanta.

Il titolo del lavoro rimanda invece ad un rock blues più classico di un Chuck Berry che fa il verso a Johnny Halliday. Quando però gioca con la ballata Christian Olivier è formidabile. Basterebbero due titoli superbi come "Oublie moi" e "Des silences", il brano di chiusura, per far tornare alla mente Joe Dassin che, vestito da clown, incontra "irreparabilmente" Nino Ferrer nella pista di un circo equestre. Come fa anche con la magnifica "A ta guele", inno dell'identificanzione di un volto, retta dalla fisarmonica e dalla marcia incalzante che affascina come una canzone di Gainsbourg. Ormai Têtes Raides è un gruppo fantasma prigioniero della troppo grande personalità del suo frontman, avviato a diventare un piccolo gigante del palcoscenico.

Voto 8/10

11/07/2014





        
  



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