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Beslan una ferita ancora aperta

Ascoli Piceno | Cinque anni, si continua a piangere e a non comprendere. Il primo giorno di scuola di 5 anni fa a Beslan, cittadina dell’ex URSS, alcuni guerrieri ceceni presero in ostaggio 1.200 persone.

di Pietro Mazzocchi

A cinque anni dalla tragedia abbiamo ascoltato Franz Campi autore della Canzone Beslan, una canzone scetalta dal Museo della Pace di Samarcanda in Uzbekistan per essere inserita nella parte dedicata alla commemorazione della tragedia.

Cinque anni, si continua a piangere e a non comprendere. Il primo giorno di scuola di 5 anni fa a Beslan, cittadina dell’ex URSS, alcuni guerrieri ceceni presero in ostaggio 1.200 persone. Centinaia di persone persero la vita. Di queste 200 erano bambini, uccisi dopo alcuni giorni di prigionia senza che venisse loro permesso neppure di bere né di magiare.

Cosa pensi ora delle spiegazioni date alla strage?

Ci sono mille giustificazioni per questa violenza: altre violenze inaudite e perdite irreparabili.Ma nemmeno una di queste dopo 5 anni mi riesce a convincere. Nessuna libertà vale questo sangue.

Quando è nata l'idea della canzone dedicata a Beslan?

Nel 2006 scrissi un testo dedicato a questa vicenda. Fu uno sfogo profondo, la riflessione di un uomo davanti all’orrore. Diventò una canzone con la musica di Daniele Faraotti e l'arrangiamento di Nicola Ciarmatori (studio Full Digital). Al mio canto si unì quello di Barbara Giorgi. E all'inizio del brano, come una sorta di ricostruzione di spezzoni di TG dei giorni della tragedia, le voci dei giornalisti RAI Fabrizio Binacchi e GiorgioTonelli.

Come è venuto a conoscenza il  Museo della Pace di Samarcanda in Uzbekistan della tua canzone?

L'amico Pietro Mazzocchi a cui avevamo fatto ascoltare la canzone, a nostra insaputa, costruì un filmato mixando immagini che giravano per il web, con la canzone come sottofondo. E lo pubblicò su Youtube. Qualche mese dopo mi arrivò una lettera che commosse tutti e da allora questo brano fa parte del Museo della Pace di Samarcanda in Uzbekistan Un museo dove almeno si riposano ogni tanto le nostre angosce e vibrano tenaci speranze.     

 

 

 

03/09/2009





        
  


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