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La “napoletanità” di Pino Imperatore e Romolo Bianco domenica al Medoc per In Art

San Benedetto del Tronto | La “napoletanità” di Pino Imperatore e Romolo Bianco, domenica 17 marzo al Medoc di San Benedetto del Tronto, è stata la protagonista del settimo appuntamento della rassegna letteraria e musicale In Art.

di Elvira Apone

un momento della serata

Domenica 17 marzo, al pub Medoc di San Benedetto del Tronto, il giornalista e scrittore Pino Imperatore, con il suo ultimo libro “Aglio, olio e assassino” (DeA Planeta edizioni), e il cantante e attore  Romolo Bianco, con il suo concerto “Bohemien, Napoli in strada”, sono stati i protagonisti del settimo incontro della terza edizione della rassegna letteraria e musicale In Art, organizzata dall’associazione culturale “Rinascenza” con la direzione artistica di Annalisa Frontalini, con il patrocinio e il sostegno dell’amministrazione comunale e della Regione Marche e con il supporto dello sponsor ufficiale Gate-away.com. Una serata interamente dedicata alla cultura partenopea, un viaggio attraverso la storia, le tradizioni, i luoghi e la musica napoletana, due graditissimi ritorni a In Art, quelli di Pino Imperatore e di Romolo Bianco.

Napoli è “la città più imprevedibile del pianeta”, ha scritto Pino Imperatore all’inizio del suo romanzo “Aglio, olio e assassino”, un giallo umoristico che si legge tutto d’un fiato e che cattura il lettore dalla prima all’ultima parola grazie a una storia intrigante e movimentata e a uno stile vivace, brioso, accattivante e intriso di termini ed espressioni, come Pino Imperatore ha osservato, della “lingua napoletana”, perché il napoletano non è un dialetto come tutti gli altri, ma una vera e propria lingua. E nel suo libro, in cui il protagonista, l’affascinante ispettore Scapece, deve portare a termine un’indagine per scoprire l’autore di ben due omicidi avvolti in un groviglio di simboli e riferimenti storici e culturali, l’altra protagonista è sicuramente Napoli, con i suoi luoghi, le sue tradizioni, tra cui quella culinaria, le sue credenze popolari, le sue leggende e, soprattutto, i suoi abitanti, forti delle loro contraddizioni, così concreti e pratici, ma anche terribilmente attratti dal magico potere delle superstizioni, così spregiudicatamente desiderosi di sentirsi solidali con gli altri, ma al tempo stesso attenti a garantirsi la propria sopravvivenza; così fortemente avvinti alla propria città, a quell’universo poliedrico e multiforme che non sembra conoscere confini e in cui tutto sembra, o forse è, più accentuato che altrove, in cui tutto è plateale ma anche mosso da intense emozioni, da sentimenti genuini e profondi. “Non invento niente nei miei romanzi”, ha affermato Pino Imperatore, perché gli basta guardarsi intorno, attingere alla realtà che lo circonda per costruire le sue storie. Ed è per questo che i suoi personaggi sembrano talmente veri e reali che la gente spesso crede che esistano veramente e vuole conoscerli, proprio come è successo con l’eroe di questo romanzo.

Napoli, però, è anche una città che vive una negativa pubblicità mediatica, ha osservato Romolo Bianco, perché è spesso alla ribalta delle cronache associata ad atti di violenza e di aggressione, mentre dovrebbe essere conosciuta e ricordata per le innumerevoli bellezze paesaggistiche, storiche e artistiche che racchiude, per quel suo modo di essere unica al mondo. “Avete mai sentito parlare di milanesità?” ha scherzato Pino Imperatore “esiste, invece, la napoletanità”. Perché la napoletanità è un modus vivendi, è un approccio originale e unico alla vita, è la maniera in cui ogni napoletano sente l’indissolubile legame con il proprio mondo e con la propria gente, ovunque vada. E questo lo ha ben puntualizzato anche Romolo Bianco, che dopo più di sei mesi di tour negli Stati Uniti, ha ammesso di aver sentito la mancanza della propria terra, pur sentendosi amato e accettato da un popolo assai diverso e lontano dal suo, ma incredibilmente affascinato dalla musica e dalla cultura partenopea. È un sentimento struggente e nostalgico quello che prova ogni napoletano per la propria città, ha ricordato Pino Imperatore, è come quello che i portoghesi chiamano “suadade” e che in napoletano si definisce “appucundria”.

Un viaggio attraverso un mondo che sembra bastare a se stesso, quello di domenica sera a In Art, un percorso emozionale che dalle parole è arrivato in modo naturale alla musica, quella della canzone napoletana d’autore, con cui Romolo Bianco, con lo spirito di un “bohèmien” che ha fatto del vagare il proprio stile di vita, ha saputo, come al solito, creare con il pubblico una straordinaria sintonia, instaurando un rapporto diretto e raccontando la propria napoletanità con quella passione e quella sensibilità che lo contraddistinguono. Una napoletanità fatta di tanti volti e di molte anime che si incontrano, si scontrano, si respingono e si attraggono, una napoletanità che ha i toni e i colori della musica e la forza e la poesia delle parole che l’accompagnano e che, ancora una volta, ha lasciato un segno indelebile nei cuori di tutti.

 

 

18/03/2019





        
  



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