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Il teatro di Melingo

San Benedetto del Tronto | Melingo "Linyera"

di Paolo De Bernardin

Melingo

"Linyera"

Nel 1933 il regista argentino Enrique Larreta girava "El linyera" un film che raccontava con poetiche immagini in bianco e nero il vagare amaro di un hobo sudamericano che attraversava il paese da nord a sud in un vagabondo errare fatto di miseria e di alcool in una metafora dell'esistenza che oggi quello straordinario mago di suoni e di immagini qual è Daniel Melingo mette in atto nella sua arte e nel suo nuovo disco appena uscito.

Il linguaggio di Melingo ha il dizionario del tango più antico e sordido nato nei quartieri malfamati di Baires, tra fumo e bordelli, malviventi e polizia, piccoli omicidi e grandi gelosie. Il castillano, come lingua, non è bandito come in passato a favore del lunfardo, linguaggio segreto per gli adepti di quei quartieri che evitavano in quel modo ad essere intercettati dalla polizia. In "Linyera" tutto è mescolato traducendo in musica il mondo fantastico di Melingo che allarga tutta la sua visione senza fermarsi alla forma canzone ma costruendo tutt'intorno un teatro di emozione possente nel quale si compendia il mondo latino contadino della grande cilena Violeta Parra (strepitosa la sua versione di "Volver a lo diesisiete"), la poesia di Federico Garcia Lorca ("Despues de pasar"), di Evaristo Carriego ("Que sera de ti") e di Atahualpa Yupanqui (nel geniale "Soneto para Daniel Reguera"), la letteratura di Borges e quella maledetta di Bukowski, il cabaret espressionista e una sorta di musical di fantasia nel quale gli anni Cinquanta si mescolano a Paolo Conte, Vinicio Capossela, Tom Waits condensati da Angelo Badalamenti.

Il linguaggio di Melingo è potente e la sua visione è assolutamente coinvolgente fatta di voce rauca e gestualità efficace, di piccoli passi di jazz e di dixieland, di squarci contemporanei e di lacrime di milonga. Temi appassionati e pieni di un classicismo fuori da ogni moda che rendono questo personaggio una sorta di neo maledetto nato con il punk rock negli anni giovanili, quando militava prima in Argentina con Andrés Calamaro, nella formazione degli Abuelos de la Nada e, successivamente, in Spagna, con Charly Garcia prima di migrare a Parigi dove ha trovato il terreno ideale per le sue provocazioni irrequiete e un pubblico aperto a pronto a recepire il suo linguaggio.

Il teatro canzone di Melingo è un grande sogno fatto di ombre e di mimi che esplode ogni volta sul palcoscenico: "Vorrei che la notte durasse una vita intera e vorrei che la mia vita durasse il tempo di una canzone" così canta in "La noche" mentre le canzoni di questo disco sfilano, una dietro l'altra, dense di passione e di tango, di sensualità e silenzio, di eterna nostalgia.

Voto 9/10

18/04/2014





        
  



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