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Noah e il diluvio universale

San Benedetto del Tronto | Noah Colonna sonora originale

di Paolo De Bernardin

Noah

"Original soundtrack"

Dopo l'anteprima mondiale a Città del Messico e quella europea di Berlino (il 5 aprile a Bari inaugura il Bifest) arriva negli Usa il nuovo film di Darren Aronofsky, "Noah" (Noè), ultimo gioiellino cinematografico sul catastrofismo nonché metafora dei nostri giorni sospesi perennemente in bilico tra baratro e salvezza, in attesa dell'evento purificatore come il Diluvio Universale.

Accompagnato dalle solite polemiche religiose che ogni film del genere si trascina dietro (il mito del Diluvio Universale appartiene ad ogni cultura e religione del pianeta e ciascuna ne rivendica l'ascendenza) il lavoro sa giocare con le perfette, spettacolari ed epiche immagini digitali nel miglior (per alcuni peggior) stile del cinema contemporaneo che sa fondere "Avatar", "Il signore degli anelli", "Harry Potter" con "Il gladiatore". Forte delle impressionanti figure di Noè (Russel Crowe) e di Matusalemme (Anthony Hopkins) il film unisce epica e horror sulle note calzanti e incalzanti, ossessive e poderose della partitura di Clint Mansell, ex cantante e chitarrista dei Pop Will Eat Itself, gruppo rock inglese degli anni Ottanta, nonché amico dello stesso Aronofsky.

Una pagina come "Lux Aeterna", composizione dello stesso Mansell fu utilizzata in molti spot televisivi e cinematografici e si avvale di un poderoso apporto orchestrale che viene sostanzialmente rivitalizzato nella gigantesca partitura di "Noah", suddivisa al suo interno da temi biblici come "L'immoralità", "L'innocenza", "Il giudizio", "La pietà". Sono ottanta minuti di soundtrack nei quali l'impeto e la veemenza dei temi si mescolano a possenti cori rapsodici e a magistrali tessiture d'archi. E' lontana qui la visione della composizione à la Morricone (ma la citazione di "The flood waters were upon the world" sembra un bell'omaggio) o quella à la John Williams. La tensione è palpabile e si mescola alla sacralità di molti momenti mentre i crescendo sono possenti e in stile power rock anni Settanta ("The wickedness of man"). Quando il pieno orchestrale si placa e la partituta vive di sottili tessiture d'archi ecco entrare, da giganteschi protagonisti, i quattro del Kronos Quartet che impreziosiscono ogni passaggio con la loro sensibilità di interpreti della musica da camera dell'ultimo Novecento. Davvero sublimi sono passaggi come "In sorrow thou shalt bring forth children", "The end of all flesh is before me", "Forty days and nights" o "Flesh of my flesh" che rimandano ai vertici di Philip Glass.

Di notevole impatto è la rappresentazione del nulla dopo il caos in un incipit ("In the beginning, there was nothing"), che richiama la migliore scuola polacco/baltica contemporanea, sul quale Tom Verlaine e Patti Smith hanno trovato lo stimolo per comporre il brano di chiusura (l'unico cantato di tutto il sonoro), l'intenso e magico "Mercy is" che la stessa sacerdotessa del rock interpreta nel suo stile più classico investita del ruolo sacrale che l'ha sempre contraddistinta. La colonna sonora di "Noah" possiede da sola il potenziale di un viaggio nell'immaginario e con le sequenze del film di Aronofsky celebra un perfetto matrimonio.

Voto 7,5/10

02/04/2014





        
  



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