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Robert Cray rende omaggio al rhythm'n'blues

San Benedetto del Tronto | Robert Cray "In my soul"

di Paolo De Bernardin

The Robert Cray Band

"In my soul"

Esce oggi in tutto il mondo il nuovo disco di Robert Cray che, sin dalla grafica di copertina rende omaggio agli anni Sessanta della Chess Records e della Stax, etichette principi del blues e del soul in quel glorioso periodo.

Sessantenne da qualche mese, il chitarrista dell'Ohio ha superato anche il traguardo dei 20 dischi (con oltre 12 milioni di copie vendute) pubblicati in una carriera gloriosa caratterizzata dall'amore per il blues e iniziata nel lontano 1974 e che oggi si celebra con il tour del quarantennale che prende il via domani da Birmingham. In sala d'incisione Robert Cray ha avuto al suo fianco, in veste di produttore, (ma è anche suo vecchio amico) un altro monumento della discografia come Steve Jordan che ha attraversato la storia con compagni di viaggio come i Blues Brothers (era lui il batterista), Stevie Wonder, Eric Clapton, Bob Dylan, Neil Young, Keith Richards e John Mayer, per citarne solo alcuni. Oltre le molte composizioni originali di "In my soul", che giunge due anni dopo "Nothin' but love", Robert Cray rende omaggio al rhythm'n'blues di Otis Redding con una cover più aggressiva di "Nobody's fault but mine" dal tipico groove sincopato del grande georgiano ma anche al più classico stile di Booker T Jones con lo splendido strumentale "Hip tight onions" (ispirata a "Green onions"). Non vengono dimenticati lo stile di Willie Mitchell nella perfetta "I guess i'll never know" e quello di Bobby Bland, recentemente scomparso, con una sensazionale versione di "Deep in my soul" ma nemmeno il glorioso rock-blues tipico degli Stones nella perfetta apertura di "You move me".

E' una moderna nostalgia quella che avvolge ogni titolo di questo bel disco costruito, pezzo per pezzo, dal grande amore e rispetto per un'intera scuola. E così "Fine yesterday" rimanda al Billy Stewart di "Sitting in the park" e "Your good thing (Is about to end)" richiama l' O(verton) V(ertis) Wright di "That's how strong my love is" condensando Otis Redding e Lou Rawls mentre "Hold on" accenna in apertura le prime note del classico "Me and Mrs. Jones" di Billy Paul. Ombre di emozioni Rolling Stones sono dietro "What would you say" mentre la canzone del titolo avvolge completamente l'ascoltatore in una magnifica ballata d'amore sull'onda di limpide note di chitarra del notevole Robert Cray. La splendida cavalcata di Robert Cray e di "In my soul" si chiude con un altro superlativo brano, "Pillow", firmato per la musica da Jerry Friedman (un vero regalo portato da Steve Jordan) che evidenzia la classicità di un musicista che ha saputo modernizzare il blues senza lasciare da parte i suoi connotati essenziali e grazie a superlative rasoiate di chitarra di un grande maestro come Robert Cray.

Voto 8,5/10

01/04/2014





        
  



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