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Afghan Whigs dopo il silenzio

San Benedetto del Tronto | Afghan Whigs "Do to the beast"

di Paolo De Bernardin

Afghan Whigs

"Do to the beast"

Con quel ciuffo un po' così e con quella faccia un po' così che il tempo non ha cambiato più di tanto. Così si presenta ancora Greg Dulli, chitarrista e cantante, leader degli Afghan Whigs, band di Cincinnati, Ohio, nata dall'incontro di tre amici in carcere, messi dentro dopo una notte di Halloween passata tra sbronze e casini.

Era il lontano 1986 e i ragazzi diedero vita ad uno dei gruppi più affascinanti del rock hardcore di quel tempo, sospeso successivamente tra grunge e dream pop con riflessi di vecchio rhythm'n'blues. Scritturati successivamente dalla Sub Pop, la celebre etichetta dei Nirvana di stanza a Seattle, il gruppo visse di alterne vicende con cambiamenti di etichetta, battaglie legali e suggestioni provenienti da generi musicali diversi. La forte instabilità dovuta a diverse cause (non ultima una frattura alla mano) li portò allo scioglimento nel 2001. Brevi riapparizioni per celebrare momenti speciali fatti di omaggi e tributi vari sono riuscite però a tenere in vita il progetto che oggi torna a riprendere il suo cammino ufficiale dopo 15 anni di silenzio.

Messo da parte Rick McCollum, chitarra leader del gruppo col quale aveva creato la primissima formazione e sulla soglia dei 50 anni, Greg Dulli torna a tirar fuori le unghie con i suoi fantasmi in abito perennemente nero. Il passato riemerge tutto in "Do to the beast" dai primi giorni grunge che qui si avventano in apertura ("Parked outside", "Matamoros") e nel corso del disco ("Royal cream", "The lottery") ma molto spesso diventa un gioco altalenante, un tiro alla fune quasi spasmodico che insegue rilassamento e riflessione ("It kills") o un pop rock sempre efficace quando si centra alla perfezione una linea melodica alla quale attaccarsi visceralmente ("Algiers" che è l'accattivante singolo per il rilancio). Qua e là emergono echi ("These sticks", "Can Rova") del periodo 2003-2009 in cui suonava con il bravissimo Mark Lanegan nei Gutter Twins, una coppia davvero originale e intrigante ma l'assemblaggio di tutto "Do to the beast" non convince pienamente per la mancanza di un'idea di fondo che aggiunga qualcosa al già detto in questi anni.

Nel recente passato Greg Dulli, complice un matrimonio di un amico comune, ha fatto conoscenza e amicizia con Manuel Agnelli degli Afterhours e tra i due gruppi è nata anche una collaborazione in un percorso comune di concerti e chissà future incisioni ma con tanta carne al fuoco molto spesso l'arrosto non viene perfetto, come capita esattamente al gruppo italiano. Di tutto quel ben di dio qualcosa rimane al sangue, molto altro si carbonizza. Sembra questo il destino di Greg Dulli e degli Afghan Whigs. E "Do to the beast" (disco in uscita il 14 aprile nuovamente per la Sub Pop) ne dà ampia conferma nonostante qualche bel passaggio sonoro come i due brani di chiusura, "I am fire" e "These sticks" che rievoca qualche eco in stile Led Zeppelin.

Voto 6,5/10

27/03/2014





        
  



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