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Arcade Fire & Her

San Benedetto del Tronto | Her/Lei Colonna sonoroa originale

di Paolo De Bernardin

Her

"Colonna sonora originale"

Il regista Spike Jonze non è certo uno che inflaziona il cinema con le sue immagini. E' parco quanto basta per studiare soggetti, lavorare sulle storie per ottenerne un amalgama perfetto in un linguaggio visivo estremamente moderno. Quarto film in 15 anni (il primo era il bellissimo "Being John Malkovich") "Her" ("Lei" in italiano) racconta un futuro presente in una dimensione che richiama immediatamente "Blade runner" con l'unica differenza che gli androidi non sono esseri astratti ma entrano nella nostra realtà e nella coscienza di ciascuno attraverso sofisticatissime diavolerie elettroniche.

Con un montaggio stupefacente di perfette, algide immagini girate tra LA e Shanghai (imperdibile lo sguardo notturno a volo d'uccello sulla moderna città) il film racconta di solitudini e di proiezioni nel mondo virtuale ma analizza il sentimento con un bisturi invisibile grazie ai continui primi piani del volto incisivo di Joaquim Phoenix e alla voce conturbante di Scarlet Johanson (nell'edizione italiana c'è la brava Michaela Ramazzotti). Per sottolineare la tensione e il rapporto dell'uomo con la modernissima macchina da interrelazione e per descrivere l'auto isolamento del protagonista in una società frenetica e perennemente affrettata, Spike Jonze si avvale del commento sonoro di uno dei gruppi rock più amati degli ultimi anni, i canadesi Arcade Fire che dal loro esordio di "Funeral" al recente "Reflektor" (con in copertina una statua cimiteriale che sembra uscita dal mondo dei Joy Division e del fotografo Bernard Pierre Wolff) hanno tradotto malinconie ed evocazioni imprimendo nel rock una sensibilità che emerge in maniera totale nel commento sonoro di "Her".

Se conoscete i quattro dischi della formazione di Win Butler e sua moglie Régine Chassagne o li aveste visti in concerto (nel prossimo giugno sono previste altre date italiane) dimenticate tutto e immergetevi in un'atmosfera completamente diversa che dà il segno della enorme versatilità del gruppo. Tra Spike Jonze e gli Arcade Fire c'era già stato un incontro nel 2011 quando il regista aveva creato delle immagini (era il corto "Scenes from the suburbs") per l'acclamatissimo album "Suburbs" del gruppo canadese uscito l'anno precedente. Solo nei brani "Dimensions" o "Some other place" e nella ripresa di "Morning talk/Supersymmetry" si riconoscono echi del loro stile, per il resto, dalle prime note di "Sleepwalker" fino al termine, gli Arcade Fire entrano a passi felpatissimi in una dimensione onirica, cerebrale, intimissima ed estremamente suggestiva che si esalta con lo scorrere delle sequenze e delle note. Sono atmosfere più che brani reali e canzoni ma si sposano in maniera perfetta con ogni momento del film, segno della perfetta simbiosi tra il regista e il gruppo. L'unico momento legato ad una canzone è nel finale quando la voce di Karen Lee Orzolek, in arte Karen O, leader dei newyorkesi Yeah Yeah Yeahs canta la magnifica "The moon song" (candidata all'Oscar e scritta a quattro mani con lo stesso Spike Jonze) ripresa poi anche dalle voci perfette di Scarlet Johansen e Joaquim Phoenix.

Un disco da ascoltare e assorbire, da interiorizzare e da metabolizzare che traduce immagini struggenti da ogni nota.

Voto 9/10

26/03/2014





        
  



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